Una delle attività cerebrali più sviluppate in un bambino è quella del sognare.
E non perché il sonno di un infante sia il contenitore più capiente di tutta la sua potenzialità onirica, o perché il loro dormire risulti essere più appagante e privo di cattivi pensieri che riducono ai minimi termini quella serenità capace di fargli trascorrere notti senza ombre e bui propositi.
I bambini sognano ventiquattr’ore al giorno. Senza interruzione. Senza timore. Senza tregua.
Esso sognano perché il loro pensiero è orientato alla salvaguardia dell’immaginazione e della costruzione mentale di un progetto, che questo sia realizzabile o meno.
Il loro cervello ci prova. Azzarda. Osa. Raccoglie dati attraverso il sistema sensoriale quale la vista, l’udito, il tatto, il gusto, l’olfatto, e li trasforma in strumenti potenzialmente capaci di assemblare una realtà virtuale.
Riescono a mettere in scena spettacoli nei quali pongono al centro del palcoscenico i personaggi che, in qualche modo o forma, colpiscono il loro immaginario e la loro identità emotiva.
Realizzano mentalmente la dimensione di un mondo fantastico che con grande abilità diventa un’opportunità da desiderare e da rendere realmente vera.
Sono straordinari architetti di un sogno.
Sanno quantificare la realizzabilità di un racconto immaginario e ne proiettano l’intento nello spazio intorno a loro.
Tutto quello che noi adulti abbiamo inesorabilmente perso o accantonato nell’angolo dei bisogni proibiti.
Ormai il sognare è diventato un lusso che ci concediamo così raramente che il farlo ci risulta così complesso e ardito, tanto da non riconoscerci nemmeno più la potenziale forza creatrice che è insita nella dimensione onirica.
In un sogno convivono le nostre aspirazioni che danzano insieme alle nostre qualità migliori.
In quella nuvola fantastica si formano nebulose e abbozzi di realtà che avremmo bisogno di realizzare.
E’ una dimensione che permette ai nostri neuroni di riabilitare facoltà assopite e condannate all’inutilità.
In un sogno le emozioni evadono dalla prigione del perbenismo e urlano a pieni polmoni il diritto di essere manifestate con coraggio e sfrontatezza.
Un sogno è la proiezione del nostro essere migliori.
Ma non è il sognare la villa al mare lussuosa che ci rende originali e sorprendenti.
I bambini non sognano cose ma imprese, fatti, esperienze, incontri, battaglie, duelli, vittorie, viaggi, incantesimi, principesse. Non immaginano quante stanze ha un castello ma piuttosto cosa farci in quelle stanze.
Non sognano di avere tanti soldi. Non sognano gioielli. Non sognano il ricco imprenditore. Non sognano la Porche. Non sognano la costa Smeralda.
Sognano il mare. Sognano la libertà. L’avventura. L’amore.
Essi sognano con le emozioni, e noi sogniamo con il portafoglio.
Essi sognano ad occhi aperti e noi con il cuore chiuso.
Quanto la vita ci ha sottratto la magia di un sogno?
Quanto quel sogno si è arenato nelle sabbie di una vita disincantata?
Troppo.
Eppure è ancora lì.
Sotto a quel cuscino.
Dentro a quel cassetto.
Rinchiuso dentro ad un pensiero censurato.
Attende solo di riapparire ogni tanto al nostro fianco.
Fiero di essere pronunciato e annunciato con l’entusiasmo che tutti avremmo diritto di ritrovare.
Elena
Che bello!
È per questo che amo i bambini…
Con loro posso essere semplicemente ME…
Spero solo di legittimare molto di più questa mia indole “sognatrice”…è così bello sognare in gran semplicità e in modo autentico.
Grazie Elena per quello che scrivi.
Ciao
Michela
"Mi piace""Mi piace"