L’identità

“Cercare un po di se stessi nel mondo, specchiandosi nel modo di vivere degli altri senza diventarne una copia”

Fin da piccoli ritagliamo un piccolo frammento di coloro che incontriamo sul nostro cammino e lo incolliamo al profilo del carattere delineando la nostra impronta.Una madre, un padre, un fratello, un amico, un insegnante, un compagno, un collega, sono i protagonisti di questo bricolage che, assieme alla nostra indole e al nostro ritmo, definiscono la nostra identità.
Spesso, in questo gioco di assemblaggio, finiamo per somigliare a qualcuno, e senza volerlo vestiamo anche i suoi gesti, il tono della voce, la mimica, le parole, i pensieri.
Non c’è niente di male in tutto ciò.
Solo un piccolo dettaglio.
Quando si assomiglia a qualcuno difficilmente si ricorderà la copia ma l’originale.
Nel mentre si raccolgono i frammenti di tante persone per costruire noi stessi, corriamo il pericolo di diventare la copia o l’espressione di tutti e di nessuno.
Perdiamo la nostra unicità.
La nostra faccia non è più originale. La nostra voce non è distinguibile. I nostri contorni diventano evanescenti.
Avere un’identità significa avere un volto, un nome vicino ad un cognome, una città di appartenenza, un’espressione verbale, una costituzione fisica e una colorazione emotiva che ci contraddistingua.
E non essere ricordati o menzionati come “figlia di”, “fratello di”, “amico di”!!!!!
Tutto ciò che raccogliamo dagli altri non deve diventare una maschera dietro alla quale nascondersi ma piuttosto un piccolo tesoro di dettagli da trasformare nel nostro modo di intendere, di volere e di essere.
Piccole pepite di esperienze che hanno formato il nostro immenso e prezioso patrimonio.
Il nostro talento.
Con il quale affrontare la vita mettendoci la nostra faccia e non quella di qualcuno che ci ha regalato un pezzetto di se stesso.
Perché noi non siamo quel pezzetto.
Siamo molto di più.

Elena

17 commenti Aggiungi il tuo

  1. Avatar di Raffaella Sangermani Raffaella Sangermani ha detto:

    Grazie bellissimo spunto di riflessione,
    C’è differenza fra imitare e prendere spunti.
    osservare come le persone si comportano, quali strategie usano, quale volontà mettono in campo per avere successo lo trovo molto stimolante perché mi permette di trovare risorse, provare usando stimoli che arrivano da altri è imparare a sperimentarsi.
    Sperimentarsi è mettere in campo le nostre capacità.
    Altra cosa è imitare identificandosi nel altro, vuol dire vivere nel illusione di una vita non nostra.

    Piace a 1 persona

    1. Avatar di elenacianci elenacianci ha detto:

      Già. Sperimentarsi attraverso gli atri non significa usarli ma semplicemente cogliere la parte che a noi serve per elevarci ad esseri unici. La trasformazione di questi elementi di spunto non sarà più una copiatura ma un modellamento a noi congeniale. Tutti noi serviamo a tutti noi.

      "Mi piace"

  2. Avatar di Emanuela Emanuela ha detto:

    confrontarsi!

    Piace a 1 persona

    1. Avatar di elenacianci elenacianci ha detto:

      Confrontarsi per misurarsi.
      Misurarsi per comprendersi.
      Comprendersi per amarsi.

      "Mi piace"

  3. Avatar di Michela Michela ha detto:

    IDENTITÀ : il mio buon proposito di questi ultimi anni è proprio quello di non imitare più il mondo che mi circonda , ma di osservarlo e cogliere ciò che anch’io ne posso trarre stimoli per essere e per fare ;
    Inizio a sentirne i benefici , in quanto ciò che ERO nell’ IMITARE aveva una sensazione di vuoto , ciò che SONO provando le esperienze per me , anche in condivisione, mi dona una sensazione di ricchezza e libertà.
    …. non posso comprendere come ci si sente nell’ essere ” il figlio di ” ma forse ogni tanto bisognerebbe immedesimarsi per non farlo sentire ” la copia dell’ originale” …. ❤

    "Mi piace"

    1. Avatar di elenacianci elenacianci ha detto:

      Essere considerato “figlio di” non è di per se una cosa negativa, soprattutto quando si è messi a confronto con un genitore che ha saputo lasciare un’impronta significativa per se stesso e per gli altri.
      Rimane solo da quantificare quanto questo essere considerati la propaggine di qualcun’altro, può convivere bene o male con il sentirsi bene.
      E il bene è assolutamente soggettivo.
      Accollarsi un modo di essere che non ci appartiene è una fatica immane. Ci si ritrova a gestire pensieri e gesti innaturali che per non farli sembrare ridicoli, si deve mantenere un controllo che a volte sfiora l’inaccettabile.
      Ognuno poi sceglie se questa situazione è conveniente oppure no. Ma il corpo non conosce la convenienza del cervello…..riconosce solo la gabbia nella quale è stato rinchiuso.
      E per quanto d’orata sia la gabbia rimarrà sempre una gabbia.
      Un abbraccio

      "Mi piace"

  4. Avatar di claudio valenti claudio valenti ha detto:

    Come sempre affondi il pensiero puntuto laddove spesso uno non ci passerebbe nemmeno vicino se non trascinato da una inesorabile realtà. Inconfutabile il tuo pensiero, anche se, aggiungerei, tra i vari frammenti ed incontri che compongono la nostra vita e che alle volte ci rendono inclini ad imitare, ci vorrebbero anche quelli che ci suggeriscano per lo meno la possibilità di essere noi stessi, in maniera da poterli “imitare” nella loro indipendenza. Purtroppo come un uccello nella sua gabbia accetta la sua condizione perchè lì è protetto ed al sicuro con le sue abitudini, e non osa spiccare il volo per paura di incontrare il rapace o di non essere in grado di volare nell’immensità del cielo, così tante persone rimangono ancorate a degli schemi che danno loro un’identità rassicurante.E sono convinti che quella sia la loro migliore essenza, fino a quando un ennesimo incontro non riuscirà a smascherare l’inganno… Ma potrebbe anche non succedere mai…

    Piace a 1 persona

    1. Avatar di elenacianci elenacianci ha detto:

      …..ma potrebbe anche succedere!
      La gabbia d’orata è una condizione di molti ma per quanto rassicurante sia non v’è spazio per volare….e nemmeno per pensare di volare!
      Si provi almeno una volta ad aprire quella porticina per mettere il naso fuori e respirare un’aria diversa….e magari in quell’aria si possono trovare gli spunti per toglierci dall’imitazione….
      Se mai non si osa non si sa.
      Un bacio Claudio e grazie del tuo “esserci”

      "Mi piace"

  5. Avatar di Antonella Antonella ha detto:

    Mi chiedo se l’identità trova la sue radici nel senso di appartenenza…….
    Appartenenza come punto di partenza che ci permette di riconoscerci ogni qualvolta sia utile per non cadere nell’assomigliare…
    Pensare di non essere minimamente condizionati da chi ci ha messo al mondo è per me quasi impossibile, ed è questa condizione che io chiamo senso di appartenenza, utile a farti sentire libero di esplorare mondi nuovi senza perdere mai la strada del ritorno ….verso noi stessi

    "Mi piace"

    1. Avatar di elenacianci elenacianci ha detto:

      Non possiamo prescindere dalle nostre radici. Tutte le persone che hanno stabilito un contatto con noi ci hanno lasciato un’impronta che permette al nostro senso di orientamento di non farci perdere la convinzione di essere nel giusto. A volte però è così comodo sederci nelle abitudini di chi ci vuole bene che perdiamo di vista il nostro bisogno originario. Facciamo quello che ci dicono, scegliamo ciò che ci consigliano, andiamo dove ci dicono di andare. E noi, nel fare tutto ciò, ci inchiodiamo ad una somiglianza che ci fa perdere una buona parte di autonomia, mimetizzandoci nell’ombra di noi stessi.
      Identità significa viaggiare nella “nostra” vita cavalcando un senso di unicità che deve essere distinguibile e non riconducibile ad altri.
      Sono un acquario e il termine “appartenenza” mi sta proprio stretto!
      Il rispetto per chi ci ha cresciuto, amato, insegnato, guidato lo si dovrebbe dimostrare con il trasformare un pezzetto di loro in un’opportunità. E che non è necessariamente seguire le loro orme, ma attraverso il loro contributo, calpestare una terra nuova. La nostra.
      Grazie Antonella

      "Mi piace"

      1. Avatar di Antonella Antonella ha detto:

        Grazie a te Elena
        Per questa opportunità di confronto

        "Mi piace"

  6. Avatar di Emanuela Emanuela ha detto:

    identità come genuinità,autenticità.
    La difficoltà,almeno per me, è mantenere una continuità temporale, la coerenza con me stessa. Perché a volte nel confronto forse comprendo più gli altri di me. tendo a mettere forse più me in discussione perdendo di vista ciò che sento. bella riflessione. Grazie

    "Mi piace"

    1. Avatar di elenacianci elenacianci ha detto:

      Grazie a te del tuo intimo commento❤

      "Mi piace"

  7. Avatar di Paola Paola ha detto:

    Il tuo scritto ha evocato nella mia mente la coppa d’oro con incastonate pietre preziose; queste ultime impreziosiscono ed abbelliscono ma la coppa resta tale con o senza pietre.
    Personalmente reputo ancora molto difficile riconoscere quale parte è originale e quale assorbita dall’ esterno. Molte volte mi ritrovo a chiedermi: questa sono realmente io oppure (mia mamma, mio babbo, ciò che si aspettano gli altri ecc.). L’identità dovrebbe prevedere l’essere uguali a se stessi ma non è così semplice ritrovarsi.

    "Mi piace"

    1. Avatar di elenacianci elenacianci ha detto:

      Uno dei modi per misurare quanto siamo fedeli alla nostra originalità è il grado di benessere fisico ed emotivo che ci sentiamo addosso.
      Più questo è claudicante o addirittura latitante, è più siamo lontani dal nostro progetto e dalla nostra unicità.
      Credo però che esistano delle bolle temporali dove si possa incontrare il proprio essere, e queste si possono rivelare attraverso il coltivare una passione, al di là di un lavoro, di una famiglia, di un doverismo.
      Una bolla dove esistiamo solo noi e il nostro “sentire”.
      Lo sport, la lettura, la musica, la scrittura, il giardinaggio, l’arte in tutte le sue declinazioni, sono solo alcune delle forme di estraniazione dove ritornare ad umanizzare se stessi.
      E dove ritrovare il nostro talento.
      Grazie Paola

      "Mi piace"

  8. Avatar di Katya Katya ha detto:

    È un turbinio continuo di riflessioni e dubbi quando si tratta di aiutare i miei figli: lasciarli “scovare” la loro verità che neanche io conosco o aiutarli e inevitabilmente condizionarli con i miei valori/educazione? Allora mi chiedo se non fossi mai “presente” sarebbero più veri, si identificherebbero con il loro nucleo più profondo? Letture appropriate, consulti con altri genitori, aiuti vari poi mi torna in mente il libro del G.R.E.S. mamme perfette = figli arroganti ….e mi rassegno ad una impronta ereditata un po da tanti protagonisti della mia vita, confido nell’intelligenza emotiva dei miei figli che con la crescita riusciranno ad avere un senso critico diretto verso la leggerezza. Un caro abbraccio affettuoso Elena.

    "Mi piace"

  9. Avatar di claudia fiori claudia fiori ha detto:

    sempre più incatenata sto aspettando una bollicina che venga a salvarmi…..grazie Elena!

    "Mi piace"

Scrivi una risposta a elenacianci Cancella risposta