Benessere

il

BEN-E’-eSSERE

Parlare di benessere è diventato ormai un chiacchiericcio di fondo che si scompone in rumori, parole, opinioni, contrasti, diatribe e una serie infinita di contraddizioni.
Tutti si prodigano a definire i termini e le modalità attraverso le quali potersi garantire uno stato di salute, serenità e vitalità degno di essere definito con caratteri maiuscoli IL BENESSERE.

Nelle indicazioni generali sappiamo un po’ tutti che tale stato va nutrito e sostenuto da buone abitudini come una sana alimentazione, un’attività fisica costante, il non fumare, evitare gli stress.
Sfido chiunque a disquisire su questi punti fondamentali, ma ritengo che questi quattro fondamenti del vangelo sul benessere siano solamente le colonne portanti sulle quali si basa un mondo di teorie, pensieri, inclinazioni di pensiero. Tutt’attorno c’è un dedalo di strade, vie, viuzze che ci invitano verso stili di vita che vanno dal più concreto al più aleatorio.
E che queste siano derivanti dal mondo clinico della medicina ufficiale piuttosto che dal mondo delle discipline bionaturali o della medicina alternativa, non fa differenza. Le due fazioni sono così integraliste e chiuse nei loro paradigmi che non v’è margine di scambio e di accoglienza reciproca.

Non è certo mio compito analizzare i pro e i contro delle due barricate ma vorrei poter sensibilizzare il pensiero di chi mi legge con un opinione avulsa da imbeccate, accuse, e senza il dito puntato. Vorrei riuscire ad osservare, con un senso di distacco propositivo, il significato della parola benessere nella sua più semplice naturalità.

Siamo fatti di carne, di spirito, di pensiero, e di energia.
Io personalmente ritengo essere questi i quattro fondamenti dell’essere umano, con i quali esso si destreggia nel vivere e nel sopravvivere agli eventi che caratterizzano il suo esistere nel passato, nel presente e nel futuro.
Son paragonabili ai quattro punti cardinali nord, est, sud e ovest.
Orientano l’andare, il sentire, il cambiare, e l’innato bisogno di radicamento.

La carne di un corpo ha bisogno di spazio nel quale andare verso.
Lo spirito ha bisogno di sentire attraverso l’intuito dove stare meglio.
Il pensiero ha bisogno del cambiamento per non diventare fobia o fissità.
L’energia ha bisogno di una guida e di un punto di riferimento, come le radici, per attingere nel nutrimento della vita.

Il nostro compito è quello di rispettare questi bisogni primari tanto quanto quelli della sete, della fame, del sonno e della conservazione della specie.
Quattro punti con al centro noi.
Quattro raggi a formare il sole della nostro giorno.

Se noi imparassimo ad ascoltare le nostre esigenze primarie tutto diventerebbe più compatibile con il nostro organismo. Tutto potrebbe diventare meno dannoso.
Un antibiotico guarirebbe e non intossicherebbe.
Una sigaretta aiuterebbe e non ammalerebbe.
La sedentarietà permetterebbe solo il riposo e non la fossilizzazione.
Un ragù nutrirebbe e non provocherebbe il cancro.
Un bicchiere di vino potrebbe avvicinarci e non avvelenarci.
Un bacio potrebbe salvarci e non infettarci.

Potrei andare avanti all’infinito con i “potrebbe” ma credo siano sufficienti per descrivere il mio pensiero.
Un pensiero che è intriso di una convinzione.
Quella di credere che nulla nasce con l’intento di distruggere ma con quello di fare del bene, e che il male è uno stato formatosi dal non sentirsi, dal non ascoltarsi, dal non prendersi sul serio, dal non credere nel nostro intuito, dal non percepire le nostre radici.

Concludo affermando che se curo me stesso con la convinzione di farmi del bene, con qualsiasi rimedio o medicina, con qualsiasi alimento, con qualsiasi supporto, ma seguendo le indicazioni dei miei quattro punti cardinali, io diventerò quel bene.

Il significato della parola benessere è “il bene è essere”.
E il mio bene non è uguale a quello di nessun altro.

Elena

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Avatar di Laura Laura ha detto:

    Il bene e’ essere,essere il bene per noi stessi. Ci ritroviamo sempre al punto di partenza,cioè noi. Siamo noi gli autori del nostro ben essere, che poi è dentro di noi. Troppo spesso ci fermiamo alla superficie del nostro essere, e non andiamo a fondo. Non ricerchiamo la nostra vera essenza, non scaviamo dentro di noi, fino a tirar fuori ciò che siamo veramente. Abbiamo infinite possibilità di essere ciò che vogliamo, ciò che ci piacerebbe, ma spesso non ci crediamo, o non ci reputiamo degni di poterci trasformare da bruchi in splendide farfalle e volare liberi. Liberi dai pregiudizi,dagli schemi,da ciò che ci siamo convinti di essere. Grazie

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  2. Avatar di Cristina Cristina ha detto:

    L’essere che sta bene, sicuramente emana serenità, è in grado di dare (senza doverismi) con piacere, è capace di ascoltare senza giudicare, non si sente vittima ma artefice della propria vita. Mi sembra tutto fattibile……forse.

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  3. Avatar di claudio valenti claudio valenti ha detto:

    Spesso ritengo ci siano delle aspettative illusorie sul concetto di “benessere”. Partendo dal presupposto che l’equilibrio non esiste, noi, come persone e operatori, abbiamo solo la possibilità di cercare di mantenere gli inevitabili squilibri entro dei limiti accettabili, o per lo meno di ricondurli a dei limiti accettabili. Quindi, nella consapevolezza di ciò che abbiamo di positivo, possiamo anche trovare il “benessere” nonostante gli intoppi della vita. Altra illusione è che la vita si sia allungata, poichè non è vero. Chirurgia e medicinali sopperiscono egregiamente all’Energia vitale, sostenendoci laddove noi, in natura, non esisteremmo più. Ma ci sta, va benissimo, basta chiamare le cose con il loro nome. La vita è migliorata? Ma non è vero: è semplicemente diventata più confortevole, più comoda. Abbiamo il clima, i plasma, l’automazione; ma facciamo esercizi per imparare a respirare aria inquinata, abbiamo i ricettari e i consulenti per mangiare cibi adulterati e vecchi, spesso dobbiamo fare sedute per riappropriarci del nostro rapporto intimo: e sono le funzioni di base della vita. No, non si torna indietro lo so; e allora non ci resta che seguire le vie che ci consentano, in questo marasma, di utilizzare li meno possibile strumenti di supporto, potenziando e preservando in noi quel che resta dell’originaria fonte vitale. Credo che sia l’unico benessere al quale possiamo aspirare.

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