Coscienza

il

A seconda dell’ambito nel quale viene osservata, la coscienza viene intesa nei seguenti modi:

Coscienza – in neurologia, è lo stato di vigilanza della mente contrapposta al coma.

Coscienza – in psicologia, è lo stato o l’atto di essere consci, contrapposta all’inconscio: esperienza soggettiva di eventi o di sensazioni.

Coscienza – in psichiatria, come funzione psichica capace di intendere, definire e separare l’io dal mondo esterno.

Coscienza – in etica, come capacità di distinguere il bene e il male per comportarsi di conseguenza, contrapposta all’incoscienza.

Coscienza – in filosofia, acquista un valore teoretico in quegli autori che intendono la coscienza come interiorità e fanno del ritorno alla coscienza del raccoglimento in sé stessi, lo strumento privilegiato per cogliere verità fondamentali, altrimenti inaccessibili. Nel corso della storia della filosofia ha assunto significati particolari e specifici distinguendosi dal termine generico di consapevolezza, attività con la quale il soggetto entra in possesso di un sapere.

Autocoscienza – è la presa di coscienza del soggetto di se stesso come persona.

Coscienza di classe – secondo le teorie marxiste della società e della storia, è la consapevolezza che gli appartenenti di una specifica classe sociale hanno di sé come gruppo.

Ringraziando Wikipedia, questo è quanto si può leggere riguardo al significato di COSCIENZA nei vari contesti clinici, etici, filosofici.
Io, però, vinta dal bisogno di discernere ciò che si legge in un’enciclopedia da ciò che SENTIAMO, vorrei soffermarmi su dettagli che conferiscono a questo termine una dignità alterativa.

Con l’affermare che coscienza significa “avere cognizione di causa” possiamo stabilire che una possibile interpretazione sia il “conoscere”. Essere a conoscenza di.
Se accettiamo l’equazione coscienza=conoscenza allora dobbiamo fare luce sul significato del termine CONOSCERE.

In questa parola sono racchiusi molteplici aspetti tra cui, a mio avviso, il più importante, e cioè “avere vissuto” quella determinata situazione che permette di considerare gli eventi attraverso la lente dell’esperienza diretta e personale.

Conoscere attraverso il sentito dire, o il credere che, non è conoscenza ma un semplice riportare una situazione attraverso esperienze non nostre e quindi non filtrate dal nostro sentire o dalle nostre percezioni emotive e fisiche.

Molti parlano di coscienza riferendosi a quella dose di consapevolezza determinante l’essere centrati e ragionevolmente presenti nello stato delle cose.

Ma io mi chiedo come sia possibile comprendere, capire, conoscere senza che l’esperienza ci abbia coinvolto in prima persona negli accadimenti.

Coscienza è essere dentro le cose.
Conoscere ogni minimo dettaglio.
Aver sentito sulla pelle la conseguenza. Bella o brutta che sia.
Sentire che il mare di sensazioni provate sta formando un pensiero. Il TUO pensiero.
Tradurre l’accaduto in un ricordo consapevole.

Ciò che forma il tessuto della coscienza sono i ricordi. Quelli cuciti nella mente e ricamati sul corpo.
Quelli che permettono al nostro “io” di guidarci attraverso una coscienza personale.
Quella coscienza priva di giudizio malevolo e intrisa di amabili o dolorosi ricordi.

Essere coscienti significa scegliere e agire con una parte di noi stessi.
La nostra vita vissuta.

Qualunque essa sia.

Elena

10 commenti Aggiungi il tuo

  1. Avatar di Cynthia Gangi Cynthia Gangi ha detto:

    Ci siamo separati in ossa per l’ortopedico, in anima per il prete, in psiche per lo psicologo; poi ,ancora più parcellizzati con l’iperspecialusta: quello che sa tutto di piedi, un altro è il Linate delle ginocchia, delle colonne vertebrali, delle psicosi ma non, magari, degli stati depressivi…siamo puzzle con tutte le tessere sparse in mani selettive. E avremmo soprattutto bisogno di stare, uniti, tra le nostre.

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    1. Avatar di elenacianci elenacianci ha detto:

      Tutti osservano l’essere sezionandolo in vari compartimenti, dimenticandosi che l’insieme dei pezzi forma l’essere nella sua unicità e meravigliosa singolarità.

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  2. Avatar di Cynthia Gangi Cynthia Gangi ha detto:

    Ci siamo separati in ossa per l’ortopedico, in anima per il prete, in psiche per lo psicologo; poi ,ancora più parcellizzati ,con l’iperspecialista: quello che sa tutto di piedi, un altro è il Luminare delle ginocchia, delle colonne vertebrali, delle psicosi ma non, magari, degli stati depressivi…siamo puzzle con tutte le tessere sparse in mani selettive, di altri da noi stessi. E avremmo soprattutto bisogno di stare, uniti, tra le nostre.

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  3. Avatar di Cristina Cristina ha detto:

    Mi viene da pensare con-scienza, come hai detto con comprensione e d esperienza personale. È interessante fermarsi a riflettere sul significato “altro” delle parole, noi le utilizziamo spesso senza coscienza.

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  4. Avatar di claudio valenti claudio valenti ha detto:

    magnifica la tua disquisizione sui vari aspetti del termine “coscienza” e sul rapporto che hai proposto con la “conoscenza”. In effetti la coscienza non è un valore assoluto ma la si modella a seconda delle proprie esperienze e dell’ambiente in cui si vive, Un quadro ti può istintivamente piacere o non piacere; ma se ne conosci l’autore, la sua vita, il momento in cui l’ha dipinto cambia la conoscenza e quindi la consapevolezza dell’immagine che abbiamo davanti. Basti pensare che significato insulso hanno i piedi per la maggior parte delle persone ed invece quale valore interpretativo hanno per noi “che conosciamo”. Quindi, oserei dire, che la coscienza non è nè buona nè cattiva, ma, come l’energia, solo consequenziale, consequenziale alla nostra vita. Chi uccide ha una sua coscienza, chi si dedica al prossimo ha una sua coscienza. Poi uno va punito e isolato, l’altro lodato e imitato, ma a monte qualcosa ha fatto diventare uno assassino e l’altro samaritano. Spetta anche a noi essere strumenti, per gli altri, di quella conoscenza che possa dirigere le persone e la loro coscienza verso l’amore piuttosto che verso l’odio.

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    1. Avatar di elenacianci elenacianci ha detto:

      La coscienza personale è quella che ci guida, quella collettiva e quella che ci omologa.
      È una questione di scelta.
      Stare dentro al proprio sentire o starne al di fuori per sentire solo il respiro circostante.
      Baci Claudio

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  5. Avatar di paolofois paolofois ha detto:

    Consapevolezza di se.
    Dall’etimo , essere consapevoli di ciò che accade in noi.
    Questo è ciò che hanno gli esseri illuminati o semplicemente carismatici .
    Il dominio delle proprie sensazioni .
    Ne conoscono la ragione e ne dirigono la causa,
    Usano consapevolmente i propri sensi nel qui e ora.
    Questo è coscienza per me ,
    L’essere un tutt’uno con il momento ed utilizzarla coerentemente senza vincoli morali spirituali o educazionali .
    Coscienza è coerenza con il momento.
    Qualunque esso sia .
    Se una persona a m’e cara fosse minacciata da qualcuno, non avrei dubbi su come agire, in coscienza, e se fosse necessario eliminare fisicamente la minaccia , lo farei , sempre in coscienza.
    Sarei diventato così un assassino con coscienza.
    Corrente con il momento “buono ” perché avrei salvato la persona a me cara.
    Ma ovviamente l’esatto contrario per la vittima e i suoi cari , definendomi incosciente .
    Pertanto la coscienza è incondizionabile dall’altrui giudizio.
    Può essere solo profondamente propria.
    Non buona non cattiva,
    Semplicemente
    Opportunista.

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    1. Avatar di elenacianci elenacianci ha detto:

      Paolo che piacere leggerti…..grazie del tuo prezioso spunto riflessivo.
      Mi hai dato modo di dedicare il mio pensiero su un aspetto della coscienza estremamente interessante.
      Buona vita a te e alle tue donne

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  6. Avatar di Yvonne Yvonne ha detto:

    Wikipedia esaudisce ampiamente il termine ma…….la tua interpretazione e’ quella che sento più vera, ognuno di noi ha la sua personale coscienza, ed è con quella che alla fine si tirano le somme, ed è questo che ci fa stare sereni nonostante il parere opposto degli altri……un abbraccio.

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  7. Avatar di paolofois paolofois ha detto:

    Io ringrazio te.
    Inossidabile grimaldello dello spirito e dell’intelligenza.

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