L’infertilità del cuore

Sono una donna che è diventata madre, per la prima volta, alla tenerissima età di ventidue anni.
Senza pormi la domanda se fossi pronta o all’altezza, senza una casa, senza un matrimonio, senza la consapevolezza di cosa fosse un bambino da amare e accudire. Non sono stata influenzata da correnti di pensiero che suggerivano di fare figli in età giovane, nonostante io fossi già tra le più giovani madri di quell’epoca.
Lo volevo e basta. Egoisticamente non mi sono nemmeno preoccupata di riflettere se il mio ragazzo potesse essere altrettanto felice di PROCREARE.

L’unica cosa certa era che entrambi avevamo un lavoro, entrambi eravamo incoscienti, entrambi sicuri che lo avremmo amato incondizionatamente.
E così fù. Contro tutti e tutto.

Ora mi calo un po nella retorica; quella che colloca la scelta di diventare genitori troppo giovani in quel bidone, a parer mio, ricolmo di affermazioni inutili e senza senso.

-Un figlio deve essere pensato, programmato, contestualizzato, prima ancora di essere desiderato.

-Un figlio ha bisogno di essere accudito con un conto in banca piuttosto polposo, altrimenti gli vengono mancare gli elementi e gli strumenti per diventare forte e sicuro.

-Un figlio dev’essere accompagnato nella sua crescita da genitori maturi e pronti per affrontare le avversità che la vita riserva ad un bambino.

Tutto vero. Sacrosanto e fottutamente vero.

Non c’è ragione che io mi accanisca contro questa visione piuttosto realistica di una condizione sociale che è il frutto di una rinuncia alla spontaneità e all’improvvisazione, perché riconosco l’attendibilità di tale condizione.

Attendibile perché il consumismo ha indotto a credere di non poter fare a meno di tutti quei beni che nel corso di generazioni si sono insinuati nel nostro indispensabile bagaglio di riferimenti ai quali bisogna far capo per vivere una vita gratificante e piena.

Due macchine invece di una per essere indipendenti, vacanze estive e invernali per rigenerarsi dalle fatiche lavorative, pranzi e cene consumate settimanalmente in ristorante per incontrare gli amici, la borsa griffata per non apparire sciatta, la tv anche in camera per riempire i silenzi, lo scooter perché trovo parcheggio, la palestra per un aspetto aitante, gli hobby per scaricare lo stress, il cinema per sognare, l’amante per evadere.

Mi fermo qui altrimenti rischio il linciaggio, ma concludo dicendo che sicuramente c’è chi ha costruito questo modello di felicità, ma c’è anche chi si è lasciato vestire facilmente da questo modello di illusorio benessere.

Resta il fatto che in una vita così piena non rimane poi molto spazio e denaro per la fatica e l’impegno di crescere un figlio o più di un figlio.

Poi volti lo sguardo da un’altra parte e scopri famiglie con cinque figli che vivono in un appartamento modesto e non in villa, che le vacanze le trascorrono nel giardino pubblico mangiando un gelato, che comprano per i figli i libri di scuola usati, che invitano pure gli amici dei propri figli a mangiare una semplice pasta al pomodoro tutti stretti in una cucina angusta, che gli stessi pantaloni del primogenito li sta ancora portando l’ultimo arrivato, che a nessuno di loro manca la fantasia per giocare, che non hanno il cellulare a otto anni, che si divertono ugualmente ravanando nell’armadio dei genitori, che il rendimento scolastico è parimenti a quello del figlio del notaio, che il sorriso di quella madre non è poi tanto diverso da quella che in vacanza ci va ogni estate e ogni inverno lasciando il figlio nel kinderheim del villaggio turistico di turno.
C’è più stanchezza, più pensieri, più paura, più affanno e poco sonno, più freddo d’inverno e più caldo d’estate, più lenzuola e mutande da lavare, meno spazio personale, più bocche da sfamare, più sogni nel cassetto.

E non mi spiego come facciano a non ammalarsi di infelicità e povertà!

Dove voglio arrivare con queste mie considerazioni?

Vorrei arrivare al cuore di colei che sta facendo una campagna pro procreazione con una domanda.

Quale criterio l’ha indotta a pensare di poter invogliare le coppie più giovani ad a avere figli con degli slogan così infamanti, deprimenti e fuori luogo?

Non pensa che forse prima di sbandierare ai quattro venti l’ovvietà in modo così inopportuno, sarebbe meglio raccontare che un figlio non è una dannazione ma un privilegio?
E prima ancora, non sarebbe meglio offrire socialmente delle condizioni incentivanti e agevolanti che permettano ai giovani di poter desiderare con tranquillità il diventare genitori?

Dico questo perché se da un lato esistono coppie che qualunque siano le agevolazioni sociali (nidi e scuole materne a sufficienza, supporto sanitario adeguato, efficiente e non oneroso, la possibilità remota di essere esonerate dal lavoro per una maternità non programmata, e chi più ne ha più ne metta)
comunque sceglieranno legittimamente di non avere figli, dall’altro esistono altrettante coppie che pur non avendo a disposizione gli strumenti per facilitare una PROCREAZIONE COSCIENTE E RESPONSABILE, di figli ne avranno più d’uno, e forse anche troppi.

In mezzo a queste due categorie esistono proprio tutte quelle coppie che intimidite dalle condizioni sociali, economiche, politiche e ambientali, non trovano il coraggio di mettere al mondo dei figli in un contesto così povero di contenuti e arido di serenità.
Disoccupazione, assenteismo politico e sociale, mancanza di valori di riferimento, costo della vita spropositatamente alto, demotivazione culturale, negligenza scolastica…….

Sono schifata e inorridita difronte a quella donna con in mano una clessidra e davanti a due scarpette da neonato con il nastro tricolore.

Un tricolore vergognoso e impronunciabile.
Un tricolore dove l’amore per una nuova vita viene inabissata anche da gente come lei.
Un tricolore dove un giovane non trova nulla se non il bisogno di sopravvivere.

Un cuore impoverito, al quale sono stati strappati i valori e l’entusiasmo, fa fatica a sopravvivere per se stesso figuriamoci per una nuova vita.
E allora non meravigliamoci se al posto di un figlio si decide di acquistare l’ultimo modello dell’iPhone, dove magari poter scaricare l’app di ultima generazione nella quale diventare un genitore virtuale.

Non ci siamo molto lontani.

Elena

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. Avatar di Paola salsi Paola salsi ha detto:

    Cara
    Elena il tuo pensiero è stato il mio è penso di tanti altri…quanta tristezza in quello slogan mi sono chiesta ma questa dove vive? Suppongo che dietro ci sia ben altro…che non voglio approfondire…ti mando un forte abbraccio
    Paola

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  2. Avatar di Rita Rita ha detto:

    Cara Elena come diceva Madre Teresa di Calcutta un figlio e’ per sempre, purtroppo nn si capisce più il valore di desiderare un figlio , desiderio nato dall’amore per la vita per dare la vita. Credo che tu abbia detto cose che arrivano al cuore di chi le ha provate, ma nn potranno capire persone che hanno vissuto nel ” benessere affettivo ” l’amore che un genitore ti da con i suoi sacrifici, le sue rinuncie, i suoi silenzi, le sue lacrime, nn ha prezzo per un figlio che guarda , osserva, e si rende conto dello sforzo immenso che sta facendo quel genitore per dargli il meglio…. Credo che tocchi a noi cambiare il pensiero, contro questo tipo di informazione, noi con il nostri lavoro quotidiano , sul divulgare cosa vuol dire essere nmadre, cosa si prova, cosa si diventa….. Si dico fiera cosa si diventa a diventare madri a 22 anni come te come me come tante altre, abbiamo il dovere di andare contro questo pensiero malato di paura di crescere per dare l’esempio della vita nella vita. Essere madri e’ un dono un privilegio e’ un appartenenza alla vita e’ amore per ciò che ci è’ stato donato con Amore. Ti abbraccio Rita

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  3. Avatar di Michela Michela ha detto:

    Cara Elena, grazie per l’energia dirompente delle tue parole così appuntite e dritte al centro delle questioni, in questo caso come in altri.
    Siamo Michela e Giorgio, una giovane coppia che ha saputo superare dignitosamente tante avversità lavorative, di salute ed emotive di conseguenza (la parte più dura), SOLO GRAZIE al “welfare famigliare” e all’allenamento nel tenere i denti stretti.

    Durante questa sfida che dura tutt’ora, malgrado le cose siano migliorate, il vero e fondamentale faro è stata e sarà LA SPERANZA:
    Ebbene sì, ci troviamo insieme a tutte quelle coppie che tu hai perfettamente raccontato. Non siamo malati, scriteriati, insensibili o egoisti. Siamo solo squattrinati, spaventati ma soprattutto preoccupati per il futuro così incerto e carico di messaggi grevi!
    Abbiamo però deciso di affidarci di più alle nostre INTUIZIONI.

    Grazie perchè hai dato voce ad un nostro grido di rabbia e tante volte di impotenza nel poter scegliere e desiderare con serenità e tranquillità di diventare genitori. Noi al momento stiamo andando avanti… nella speranza in un futuro prossimo di sentire il profumo di un neonato.
    Forse siamo usciti dal seminato ma l’argomento è per noi molto caro.

    La vita potrebbe essere molto più semplice.

    PS: siamo delusi (e schifati) da chi ha pensato questa campagna pro procreazione.

    Michela e Giorgio

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  4. Avatar di Elena Elena ha detto:

    Anch’io sono diventata mamma a 23 anni a 31 ne avevo tre ! Si incosciente ma felice di questa scelta e lo rifarei ancora e ancora anche se li ho cresciuti da sola tra mille difficoltà e ancora si vive con difficoltà. , ma pieni di gioia e amore ! Vedermi ora con i figli grandi chissà magari pronta anche a diventare nonna giovane con l’energia ancora in corpo e la voglia di vivere mi rinfranca il cuore , ho fatto la scelta giusta ! A chi può non abbiate timore un figlio è un grande dono e vi cambierà la vita ! Elena

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  5. Avatar di rosy rosy ha detto:

    Ciao elena il mio primo figlio l’ho avuto a 18 anni con tutta l’incoscenza di quell’età. La seconda a 24 e mi sentivo donna vissuta…oggi mi chiedo come ho fatto…ma come dici tu non c’erano tutte l’esigenze o le superficialità di oggi.comunqui ringrazio DIO per il dono che ho avuto . (Con tutte le problematiche che in una famiglia esistono) mia nonna diceva ogni figlio è grazia e ti dona pazienza ….grazie elena.

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  6. Avatar di Andrea Andrea ha detto:

    Hai toccato un tasto dolorosissimo. Stanno massacrando con cognizione ogni valore, dico con cognizione perché tutto studiato a tavolino. È da parecchio che siamo in guerra, quella famosa guerra che non è fatta più con le bombe ma verso le nostre menti. Il problema più grosso è che la gente non se ne accorge. Eppure per cominciare a combatterla basterebbe cominciare a spegnere la TV. Io da quando l ho fatto ho notato una maggiore capacità di riuscire a pensare con la mia testa è di non cadere nei tranelli mediatici….di contro ho una figlia di 10 anni che si fatica a farla discostare dalle masse…………… è molto dura fare capire alcuni concetti a chi, come ricordo bene anche io quando ero giovane, non ha voglia certo di pensare a queste cose. Io spero tanto che succeda il miracolo di un inversione di rotta, che questi sporchi progetti delle elite possano sfuggire di mano ed avere un crollo, altrimenti saranno cazzi amari per tutti. E l unica cosa che possiamo fare è avere un po di amor proprio, quell amore che potrebbe cambiare il mondo, perche’ bisogna divulgare amore e non odio!!!!!!!!!!

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  7. Avatar di Raffaella Raffaella ha detto:

    Cara Elena, ammiro (tra gli altri) il talento che hai nel dare voce al tuo pensiero scrivendo in modo impeccabile, chiaro e profondo. Condivido ciò che scrivi e vorrei esprimere a te e agli altri il mio pensiero come donna non mamma non per scelta. Ho 45 anni e quella clessidra ridicola si sta esaurendo. Mio marito ed io abbiamo sempre saputo che i figli non sarebbero arrivati. Abbiamo provato dispiacere, ma non siamo diventati matti, non abbiamo azzardato alcuna alternativa. Io personalmente temevo il momento in cui si sarebbe avvicinato il gong di fine clessidra. Stavo bene e mi domandavo come l’avrei presa. Tante cose mi hanno aiutato, anche il Metodo. Francamente, prendendo consapevolezza di alcuni miei limiti, credo che avrei fatto tanta fatica ad educare figli. Ovvio da giovane non ci pensi. Ho alcune amiche che rispecchiano il tuo pensiero, ce la mettono tutta, ma lo scontro “pensiero globale e valori che hai elencato tu” è forte. Stamattina ho ascoltato la signora Lorenzin che ha tentato di mettere una toppa peggio del buco sostenendo che è in aumento l’infertilità maschile “per cause provocate da mancata prevenzione”. E’ una cazzata inaudita, anche ce ne fosse in giro solo uno che ha solo che subito la sua infertilità.
    Grazie. Scusate se sono stata prolissa, ma sono del Sagittario.

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  8. Avatar di Laura Laura ha detto:

    Scusami Elena lo so che non c’entra nulla ma non sapevo come contattarti.HO bisogno di un consiglio. HO messo la spirale quella di rame che non rilascia ormoni ma ho paura di aver fatto male. Tu cosa ne pensi? A lungo andare può crearmi squilibri e può nuocere alla salute?sono dilaniata dai dubbi.nella speranza di una tua risposta un grande abbraccio

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