Aiutare

Aiutare è uguale a guarire.

E’ un gesto che nasce dalla spontaneità del prendersi cura del bisogno dell’altro.
Un atto che, depauperato dalla necessità di dimostrare quanto si è bravi, nutre quella parte di noi che necessita essere ascoltata, considerata e supportata.
Tanto è l’impegno profuso nell’aiutare coloro che abbisognano di una mano tesa, di una parola confortante e confortevole, di un ausilio emotivo, e di una spalla sulla quale appoggiare il gesto stanco, tanto è forte il bisogno di essere soccorsi nel profondo dell’anima.

I gesti caritatevoli, quando non sono dettati da un mero interesse economico piuttosto che da un ego esacerbato, celano nel sottofondo dell’intento una sorta di richiamo, una ricerca implicita e implosa del benevolo risanamento di un intrigo emotivamente doloroso.

Un’abbraccio offerto è una cura per la nostra tristezza.
Una parola regalata è una cura per il nostro sofferto silenzio.
Il donare un gesto amorevole è una cura per la nostra disillusione..
Il tempo dedicato con accoglienza e premurosa pazienza è la cura per la nostra personale noncuranza.
La disponibilità illimitata concessa è la cura per il nostro disorientamento affettivo.
L’ospitalità incondizionata è la cura per la nostra paura di non essere mai abbastanza.

Abbiamo l’urgenza di essere guariti dal malessere del vivere giorni inutili, dal male che ci infliggiamo nel non abbracciare i nostri bisogni, dalla superficialità con la quale ascoltiamo la nostra voce interiore, dall’ossessione del senso di colpa, dalla stupidità che ci allontana dalla nostra originalità, dal dolore che maldestramente siamo riusciti a chiudere nel cassetto dei ricordi da dimenticare.

Ed è così che cerchiamo di rinforzare la nostra vita.
Con il prendersi cura degli altri.
Quell’aiuto, rumoroso o silenzioso, diventa un antibiotico, un antinfiammatorio, uno sciroppo, una compressa. Un rimedio medicamentoso del quale non ne possiamo più fare a meno.

Perché il bene non si misura in parole, in dichiarazioni o in intenzioni.
E tutto quello che non siamo riusciti a trasformare per noi stessi lo offriamo a chi pensiamo possa aver bisogno di noi e della nostra presenza.

Lo regaliamo inconsapevoli che nel concedere quel pezzetto di noi, diventiamo quel bene pacificatore.
Diventiamo il motivo della nostra guarigione.

Un cuore dolente che si prende cura di una sofferenza altrui può trasformarsi in un vero elisir risanatore.

Elena

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Avatar di Barbara Stagni Barbara Stagni ha detto:

    È proprio così! E chi ha la possibilità di dare … è perché ha tanto da dare. È ricco. Importante come tutte le cose, è imparare a nn consumarsi. Ti abbraccio. Barbara

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  2. Avatar di cristina cristina ha detto:

    Cara Elena, per fortuna si può dare solo ciò che si “ha”, anche se lo si manifesta con il bisogno di gratificare una mancanza interiore.
    Bacio.

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  3. Avatar di Elisa Elisa ha detto:

    Ciao Elena, ci avete insegnato e spiegato in tutti questi anni ciò che hai messo nero su bianco….l’intento di aiutare….che si trasforma in uno scambio….ciò che doniamo alla persona davanti a noi per aiutarla è quello di cui tante volte (spesso!!!) abbiamo bisogno noi…e nel donarlo sboccia dentro…con meraviglia…perché ci si sente sereni!!! grazie e buona serata

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  4. Avatar di Cristina Cristina ha detto:

    Mi hai toccato veramente il cuore 😘 Vedere tradotto in parole ciò che provo e non riesco a comunicare mi da pace ,.Un immenso abbraccio a te 😘❤️

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  5. Avatar di claudio valenti claudio valenti ha detto:

    Ops mi era sfuggito. E’ bello donare e aiutare senza aspettarsi nulla in cambio, e non è difficile se consideriamo quanto ci viene donato dalla vita stessa. Alle volte però rimane l’amarezza, nonostante la nostra convinzione, di sentirci dire: tu non ci sei mai, o non servi a nulla…

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