Lasciar andare

Il dolore di una perdita non è misurabile, tantomeno descrivibile.

Il richiamo ad una danza antica come il mondo, quale la morte, ci sottrae con agguerrita crudeltà il cosiddetto “lascia andare” rivolto al nostro atavico attaccamento alle persone a noi care.

E’ talmente profondo il senso di disorientamento infiltrato nel cuore attraverso i tentacoli di uno straziante senso di impotenza, che non riusciamo a trasformare l’addio di un trapasso nemmeno in un abbraccio fatto di comprensione e amorevole accompagnamento.

Siamo arrabbiati. Tristi e mesti. Incupiti dal grigiore che la fine corporea riflette sul volto di chi ci sta per lasciare.
La cupa trasparenza di una sofferenza fa apparire vacuo ogni pensiero di leggera e medicamentosa leggerezza e si incolla al petto stringendo il respiro in un sibilo sommesso e vergognoso. Come se quel nostro respiro pieno di affanno possa essere un disturbo per coloro che stanno per centellinare gli ultimi frammenti di vita.

Non siamo pronti a quell’ultimo addio. E non lo saremo mai.

E’ il tempo, che nel suo arrivarci incontro, può diluire e dipanare la matassa del dispiacere, del vuoto subìto. Dello strazio di un saluto silenzioso e incompleto di quella continuità che vorremmo durasse in eterno.

E quel “dopo” arriva urlante di lacrime e parole sospese a metà.
Ci accompagna nei risvegli e nei sonni freddolosi. Nei sorrisi malinconici e nei silenzi di giorni frettolosi e sincopati.

Ci fa compagnia davanti ad un tramonto, nelle attese, negli spazi di una felicità che quasi non crediamo di meritarci.

Quel tempo, scorrendo imperterrito e risoluto, ricama i contorni di una rassegnazione che man mano si colora di ricordi, di fotografie, di ritratti. Ed è allora che ritornano a galla i flashback di momenti importanti, di risate, di viaggi, di abbracci, di parole taciute o condivise, di caffè bevuti al mattino nella vecchia cucina, di sgridate e riappacificazioni, di pagelle nascoste e false firme sul diario, di barzellette sentite mille volte, di natali sotto le coperte sul divano logoro e consunto in attesa di quel caotico scartare regali a volte utili a volte inimmaginabili, di quello stuzzicadenti dimenticato in posti assurdi della casa, del non poter camminare scalzi perché prendi freddo, di quel suo guardarti con ammirazione e amore assoluto.

Un inestimabile patrimonio di molecole dei nostri ricordi dove, chi se né andato, vivrà per sempre, lasciandoci la delicatezza di un sorriso non più malinconico ma pieno di vita vissuta “insieme”.

Questo è quello che rimane.

Elena

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Avatar di Raffaella Sangermani Raffaella Sangermani ha detto:

    Condivido una poesia di Henry Scott Holland
    Oggi sono 10 anni… e sei sempre qui, nel mio cuore e nelle mie giornate!

    “La morte non è niente
    La morte non è niente.
    Sono solamente passato dall’altra parte:
    è come fossi nascosto nella stanza accanto.
    Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
    Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
    Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;
    parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
    Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.
    Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
    di quelle piccole cose che tanto ci piacevano
    quando eravamo insieme.
    Prega, sorridi, pensami!
    Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:
    pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
    La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
    è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.
    Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?
    Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
    Rassicurati, va tutto bene.
    Ritroverai il mio cuore,
    ne ritroverai la tenerezza purificata.
    Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.

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  2. Avatar di paolofois paolofois ha detto:

    Sento mio quanto hai scritto .
    Elena.
    Grazie .

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  3. Avatar di Cristina Cristina ha detto:

    Per fortuna rimane qualcosa per riempire il vuoto…..rimane anche una sensazione di crescita a mio parere, crescita di un qualcosa che si condivideva insieme, come se nel “lasciare andare”, ci si mettesse nelle viscere un ricordo unico, una sensazione unica.
    Grazie!
    Un abbraccio.

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  4. Avatar di claudio valenti claudio valenti ha detto:

    In questi casi le “ricette” possono sembrare inutili ed alle volte ciniche; ma se si riuscisse a convogliare il pensiero su ciò che c’è stato e ad assaporarne tutta la dolcezza piuttosto che rammaricarsi su ciò che non ci potrà più essere, forse il lancinante dolore potrebbe essere un pò alleviato…

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  5. Avatar di Michela Michela ha detto:

    Ciao Elena, qualche giorno fa ho perso quella donna che si è presa cura di me con amorevolezza, con esagerata ansia, con sgrida e diverse ciabattate, con complicità, con senso materno.
    Mia nonna che è stata nella mia quotidianità fino all’ultimo, come una seconda mamma.
    È ancora troppo presto per tutto, sono ancora nella fase altalenante.
    Mi sto tenendo stretta perché ho paura di cosa significherà non avere più la sua quotidianità. Lo so che rimarrà dentro di me per sempre ma, è ancora troppo presto per tutto.
    Questa tua riflessione cercherò di tenerla bene a mente affinché mi accompagni in questa mia nuova dimensione…fatta di momenti di solitudine e tristezza e malinconia ma anche di ricordi che alimentereranno per sempre il mio cuore.
    Se potessi però, vorrei tanto trovare il pulsante “torna indietro” e fare in modo che mia nonna fosse ancora qui.

    Michela

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