VIVERE

Ho lasciato che il tempo mi portasse con se nelle segrete di un malstare.
Gliel’ho concesso per sfinimento.
Non perché io sia particolarmente incline all’umore mesto e melanconico, ma perché era arrivato il momento di prendere i miei fantasmi, farli a pezzetti per ricomporre un sentimento nuovo e uno stato d’animo diverso.

Prima di arrivare nel fondo di un abisso si passa attraverso strati di infelicità, scontentezza, depressione, astenia e una certa malsana indolenza.
Tutte condizioni non facilmente ammissibili in funzione del fatto che quando ti vesti con gli abiti di un umore greve non ti rendi nemmeno conto che lo stai facendo, e alla fine ti ritrovi imbottito di mille strati di inutili sentimenti facilmente deperibili in quanto privi di buoni contenuti.

E poi arriva il pugno in faccia. Una doccia fredda all’improvviso.
Quella bastonata che ti colpisce alla schiena lasciandoti senza fiato e senza comprensione alcuna.
Ti guardi alle spalle e non vedi nulla. Nessuna presenza, nessuna impronta, nessun indizio che possa suggerirti un probabile colpevole.

Sei rimasto lì immobile, con le mani in tasca, privo di quel buon senso che ti suggerirebbe di porti delle domande. Domande che porterebbero a tutte quelle risposte funzionali a ricostruire i fatti e le esperienze che ti hanno condotto in fondo a quell’abisso.
Decidi di non portele e di rinchiuderti nel tuo silenzio stampa in attesa che si annunci il colpevole o perlomeno che si delinei il motivo di tutto ciò.

In cuor tuo però sai che l’unica responsabile di tale oblio è la tua pigrizia. Nient’altro che maledetta pigrizia.
Di quelle che ti inchiodano al muro e che non ti lasciano scampo.
Quella pigrizia che si cela dietro al tuo solito “non ce la faccio”.
Ma sai di mentire.
Lo sai e non fai nulla per ridare dignità a quella verità che si nasconde dietro alla tua schifosa vigliaccheria.

Ecco che quella improvvisa bastonata, quel devastante scossone arriva per porre fine all’interminabile limio al quale ti sei incollato.
Arriva per farti risvegliare dal torpore di pensieri nefasti e per cancellare ogni traccia di malanimo.

Fa male. Soffri come un animale ferito e abbandonato.
Ma è quello che ti meriti per non aver fatto un passo verso te stesso, per non esserti guardato allo specchio con obiettività nel riconoscerti così refrattario al cambiamento.

E’ ora di basta. E’ ora di tirare fuori le mani dalle tasche e adoperarle nella creazione di una nuova dimensione. E’ tempo di rivoluzione.

Non sai da dove iniziare. Sei spaesato, madido di sudore, imbrattato di polvere e confusione, ma finalmente libero dall’inutile errare e dall’inconcludente pensiero.

Ti rialzi malconcio e dolorante ma vivo!

Ed è questo che la vita ti chiede: VIVERE!

Vivere con coraggio.
Vivere fuori dal recinto.
Vivere con il fiato corto.
Vivere con le mani rovinate.
Vivere volando anche con un’ala spezzata.
Vivere nel tuo bisogno.
Vivere nel giorno che nasce e in quello che muore.
Vivere con i piedi scalzi.
Vivere….
Vivere ancora.
Vivere sempre.

Elena

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Avatar di Yvonne Yvonne ha detto:

    È’ proprio da quel pugno in faccia che si prende consapevolezza…..tutto quello che descrivi è maledettamente vero……non si può incolpare nessuno che noi stessi!! Sicuramente il nostro dimostrare e non essere ha un motivo a monte, ma bisogna avere il coraggio di ammettere che poi noi lo abbiamo alimentato. Troppo spesso si sentono le persone lamentarsi e dare colpa ad altri delle proprie situazioni. È proprio da quel pugno in faccia che fa tanto male…….che pian piano si rinasce finalmente liberi dalle catene dentro (mi piace la tua definizione del silenzio stampa, che serve a raccogliere i cocci)……solo chi ha il coraggio di guardare il buio dentro……troverà una luce nuova, malconcia ma……LA SUA LUCE!! Con profondo affetto ti abbraccio❤️

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  2. Avatar di Raffaella Sangermani Raffaella Sangermani ha detto:

    Bella l’immagine sulla vetta, fiera di essere riuscita ad arrivare in alto.
    Polmoni pieni di ossigeno e aria nuova,rinnovata,dove ogni cellula ringrazia.
    Bella l’immagine di nuovi scenari di vita dove tutto è possibile.
    Raffaella

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  3. Avatar di Emanuela Emanuela ha detto:

    tengo nel tuo cuore il tuo messaggio del quale ne ho fatto subito il mio faro.
    È passato un po di tempo..Mi sono rialzata e con più ossigeno mi sento di camminare finalmente con tutta la pianta del piede. Non corro e questa volta non voglio correre. voglio camminare per non perdere nessun pezzo di me.
    Grazie Elena per la tua voglia di condividere anche le tue fragilità.

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