Lo scompiglio del cuore

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“In ogni luogo tu vada troverai tempesta e confusione se porterai con te lo scompiglio del cuore”

Sono parole che scrissi molti anni fa in un momento della mia vita in cui non riuscivo a trovare pace ovunque mi muovessi.

Mai come in questo momento mi tornano utili per riconsiderare il mio ossessionato bisogno di sondare nuove terre e il sincopato desiderio di scoprire orizzonti mai varcati.

Questa bramosia mi si è incollata addosso con la ferocia di un orticaria, come se un violento fuoco mi stesse corrodendo dall’interno e volesse uscire noncurante del suo potere distruttivo.

é da tempo che il delirio di “andare” mi rapisce dal mio quieto vivere, sottraendo al tempo che passa il piacere di stare dove sto, ma non so trovare gli strumenti adeguati per aggiustare il ritmo del mio vagare incessantemente.

Mi sveglio al mattino, con l’umore tetro e scontento, come quello di un cane che, legato ad una catena sa che potrà muoversi entro un raggio di dieci passi, e che più in là non potrà avventurarsi.

E non è certo di buon auspicio questo tipo di risveglio!

Mi alzo ugualmente dal letto che mi ha vista rigirarmi più e più volte nell’arco della nottata.

Nottata in cui ho baruffato con la veglia e il nervoso nelle gambe, con il lenzuolo e il cuscino, con uno sbuffare ed uno sbadiglio, con un pensiero e un proposito.

Le mie notti sono guerre.

Di quelle che non vinci mai.

E anche quando il sonno prende il sopravvento, la tregua non dura mai più di un paio d’ore filate.

Cristo santo che fatica!

Scendo da quel letto come se stessi varcando la porta dell’inferno.

Poi tutto si dipana. Man mano che il giorno avanza l’umore si disperde nelle mille cose da fare, da sbrigare. Tutto assume un colore più decente e sopportabile. L’affaccendarsi diventa la cura, e lo scorrere delle ore si fa più leggero.

Quel fuoco si placa e si mette in disparte per lasciarmi vivere la vita che ho scelto.

Per qualche ora.

E poi ritorna a bruciare non appena ripongo gli abiti borghesi e infilo il pigiama.

La mia camicia di forza.

Ad oggi però sono riuscita a tradurre questo mio fuoco e finalmente a dargli un nome.

Si chiama “entusiasmo non condiviso”.

“Ma che razza di problema hai?” 

Immagino sia questa la prima cosa che vi è venuta in testa non appena lette queste trenta righe.

In verità di problemi non ne ho, o perlomeno non ne ho di così gravi e così logoranti.

Si certo, ho una vita impegnativa, intrisa di incontri/scontri, che scorre a ritmi incessanti, dove la tregua è cosa rara, ma dalla quale ricevo anche meravigliose e importanti gratificazioni.

E allora cosa ti manca? Direte voi.

Mi manca l’opportunità di condividere il mio entusiasmo.

Entusiasmo di fare un lavoro straordinario.

Entusiasmo di avere tre figlie meravigliose.

Entusiasmo di avere nuove idee e nuovi propositi.

Entusiasmo di condurre una vita nella quale non manca nulla per essere felice.

Una cosa sola manca.

Il tempo per far sedere la mia anima ad un tavolo insieme ai miei cari e brindare all’immensa fortuna di avere tutto ciò.

E’ il tempo delle pause che permette di celebrare la fatica di un lavoro, la soddisfazione di un traguardo, l’amore per chi si ha accanto, la gratitudine per i successi, la lezione degli insuccessi,

il sacrificio di una rinuncia, la fine di un tormento, l’inizio di un nuovo progetto.

Ed è inutile correre nel tentativo di raggiungere una pace che non puoi trovare nel sonno ristoratore, tra una piega di un lenzuolo e lo spegnersi dell’abat-jour che hai sul comodino.

Quella pace la devi nutrire quando il respiro si fa più lento, quando i volti delle persone che ami ti sono davanti e ti chiedono di fermarti, quando lo stomaco ti insulta per tutte le cose che mangi senza gustarle, quando in un viaggio non ti senti in colpa per aver rubato attimi di felicità, quando rientri a casa e non pensi già al domani, quando smetti di credere che tutto deve risolversi velocemente, quando nel sederti non hai la frenetica tentazione di rialzarti.

Sono le pause a farci vivere l’entusiasmo di ciò che abbiamo tra le mani.

Ed è con esse che possiamo riabilitare la pace sepolta sotto il fuoco del nostro fare incessante.

Nell’esasperazione della fretta, e del sincopato vivere, consumiamo  inesorabilmente la percezione del piacere. Piacere di lavorare, piacere di parlare, piacere di prendersi cura degli altri, piacere di annusare un fiore, piacere di accarezzare il proprio cane, piacere di stare con se stessi e basta.

Piacere di sentirsi entusiasti.

Ed è cosi che pause, intermezzi e respiri si esauriscono  a tal punto da non permettere più al nostro bio organismo di ricaricarsi e di riposarsi in modo adeguato.

Diventiamo macchine instancabili, inaffondabili, inaccessibili, e a lungo andare inanimate.

Individui che soffrono un tempo privo di piacere.

E’ questa la mia malattia.

Lo scompiglio nel cuore.

Ed è inutile muoversi e andare senza concedersi il piacere di fermarsi e di rimanere in ascolto del proprio entusiasmo.

Perché ovunque io vada porterò con me lo stesso ritmo. Lo stesso fuoco indomabile. La stessa bramosia. Lo stesso scompiglio.

Il cuore va ascoltato in un tempo che scorre al ritmo del suo battito.

Del mio.

Del tuo.

Del nostro.

Elena

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. Avatar di Barbara Barbara ha detto:

    Già! Bellissime e profonde parole che colorano la mia vita con nuove sfumature. Un abbraccio, Barbara.

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  2. Avatar di Yvonne Yvonne ha detto:

    Macchine instancabili …..inaffondabili…….spesso inanimate ma…….con il fuoco dentro……..lo scompiglio del cuore. Leggere il tuo scritto è come avere uno specchio che rispecchia e fa luce laddove la frenesia della quotidianità spesso non ci fa assaporare il momento……che fatica però sgretolare anni di doverismo!!! C’è molto da riflettere sulle tue parole….grazie dal profondo del cuore….yvonne.

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  3. Avatar di Michela Michela ha detto:

    Come è difficile prendersi quella pausa …ed ascoltarsi ..con fatica e dolore proverò a prenderla non mi è facile non mi è familiare ma il mio corpo sta urlando forse è arrivato il momento …💟

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  4. Avatar di Laura Bevilacqua Laura Bevilacqua ha detto:

    Che dire, mi sono ritrovata ancora una volta nelle tue parole, parole che io faccio fatica a mettere nero su bianco, o all’interno di una discussione. Grazie per aver dato voce ad un tormento che è anche il mio. Ora so che non ne soffro da sola. Laura Bevilacqua.

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  5. Avatar di Silvia Silvia ha detto:

    Bellissime parole, mi ritrovo in ognuna ❤️

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  6. Avatar di Ilaria Ilaria ha detto:

    Ho pensato che ti comprendo. E forse in questo tempo che mi sono concessa di leggerti ho fatto un po’ di chiarezza. La rabbia di un bambino che non può fare le cose con i propri tempi, con il suo istinto, con il non pensiero del dopo ma con la semplicità del proprio sentire. Spero di riuscire a far battere questo cuore in armonia. Un caro saluto

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